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CRONACA |
di Redazione Vivere Montesarchio |
Benevento, perquisizioni e denaro in casa: emergono nuovi dettagli sull’inchiesta Santamaria |
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Dalla tarda serata di lunedì si trova detenuto nel carcere di Capodimonte Gennaro Santamaria, 63 anni, dirigente di spicco del Comune di Benevento, ritenuto gravemente indiziato del reato di concussione. L’arresto è stato eseguito dai carabinieri del Reparto Investigativo dopo che il funzionario era stato sorpreso a incassare una tangente di 4.000 euro in un bar di via Napoli, nel rione Libertà. A consegnargli il denaro è stato un geometra titolare di uno studio tecnico, che aveva denunciato una richiesta complessiva di 70mila euro per sbloccare alcune pratiche edilizie. Le banconote, preventivamente fotosegnalate dai militari, sono state consegnate sotto controllo. I carabinieri hanno atteso lo scambio all’interno del locale e, una volta che Santamaria è uscito dal bar, lo hanno fermato. Nella sua auto sono stati trovati appunti relativi a pratiche amministrative. Il dirigente è stato poi accompagnato nella caserma di via Meomartini, dove è rimasto fino a tarda sera. Parallelamente sono scattate le perquisizioni nella sua abitazione e nei due uffici comunali in cui operava: quello principale a Palazzo Mosti e un secondo a viale Principe di Napoli. Tutte le fasi dell’operazione, compresi gli esiti delle perquisizioni – in particolare quella domiciliare – sono state riferite al magistrato Maria Colucci, titolare del fascicolo sin dalla denuncia del geometra, e al procuratore Nicola D’Angelo, che ha disposto la custodia cautelare in carcere. L’indagine è partita proprio dalla denuncia dettagliata del professionista, amministratore di una società di progettazione, che da anni vedeva le proprie richieste di autorizzazioni edilizie inspiegabilmente bloccate. Secondo l’accusa, le pratiche sarebbero state trattenute in un limbo burocratico fatto di ritardi, richieste di integrazioni pretestuose e ostacoli continui, con l’obiettivo di mettere sotto pressione economica il denunciante. Un comportamento ritenuto vessatorio e attribuito a Santamaria, che avrebbe sfruttato la propria posizione per pretendere denaro. La situazione sarebbe degenerata fino alla richiesta esplicita dei 70mila euro necessari – secondo il funzionario – per “sbloccare” l’iter. Durante la perquisizione domiciliare, oltre a diversi orologi di lusso stimati intorno ai 100mila euro, i carabinieri hanno scoperto un vero e proprio archivio di contanti: 157.400 euro in banconote da 50 e 100 euro, suddivise in mazzette da 5.000 euro, ciascuna inserita in buste di carta con annotazioni a penna e riferimenti a vari uffici comunali. In una busta è stato trovato anche un assegno. Tutto era custodito in due casseforti, la cui ubicazione è stata indicata dallo stesso Santamaria. Gli inquirenti, in una nota, precisano che al momento i reati contestati riguardano esclusivamente la condotta personale del dirigente, senza alcun coinvolgimento di altri settori o dipendenti comunali. L’obiettivo dell’indagine – sottolineano – è stato quello di circoscrivere la responsabilità a un singolo comportamento illecito, senza che siano emersi collegamenti con la struttura amministrativa nel suo complesso. Il procuratore D’Angelo ha commentato l’operazione ricordando che «la legalità non può essere delegata solo all’azione repressiva dello Stato: il vero argine al malaffare è il coraggio dei cittadini». Da qui l’appello della Procura a denunciare ogni forma di concussione, estorsione o pressione indebita, soprattutto alla luce del ritrovamento di somme così ingenti e prive di giustificazione. Santamaria, subito dopo l’arresto, ha nominato come difensori gli avvocati Andrea De Longis e Antonio Di Santo. Nella mattinata di ieri i legali lo hanno incontrato in carcere: il dirigente si sarebbe informato soltanto sui tempi dell’interrogatorio di convalida davanti al Gip, che rappresenta il prossimo passaggio dell’inchiesta.
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CRONACA
Benevento, perquisizioni e denaro in casa: emergono nuovi dettagli sull’inchiesta Santamaria
Dalla tarda serata di lunedì si trova detenuto nel carcere di Capodimonte Gennaro Santamaria, 63 anni, dirigente di spicco del Comune di Benevento, ritenuto gravemente indiziato del reato di concussione. L’arresto è stato eseguito dai carabinieri del Reparto Investigativo dopo che il funzionario era stato sorpreso a incassare una tangente di 4.000 euro in un bar di via Napoli, nel rione Libertà. A consegnargli il denaro è stato un geometra titolare di uno studio tecnico, che aveva denunciato una richiesta complessiva di 70mila euro per sbloccare alcune pratiche edilizie.
Le banconote, preventivamente fotosegnalate dai militari, sono state consegnate sotto controllo. I carabinieri hanno atteso lo scambio all’interno del locale e, una volta che Santamaria è uscito dal bar, lo hanno fermato. Nella sua auto sono stati trovati appunti relativi a pratiche amministrative. Il dirigente è stato poi accompagnato nella caserma di via Meomartini, dove è rimasto fino a tarda sera.
Parallelamente sono scattate le perquisizioni nella sua abitazione e nei due uffici comunali in cui operava: quello principale a Palazzo Mosti e un secondo a viale Principe di Napoli. Tutte le fasi dell’operazione, compresi gli esiti delle perquisizioni – in particolare quella domiciliare – sono state riferite al magistrato Maria Colucci, titolare del fascicolo sin dalla denuncia del geometra, e al procuratore Nicola D’Angelo, che ha disposto la custodia cautelare in carcere.
L’indagine è partita proprio dalla denuncia dettagliata del professionista, amministratore di una società di progettazione, che da anni vedeva le proprie richieste di autorizzazioni edilizie inspiegabilmente bloccate. Secondo l’accusa, le pratiche sarebbero state trattenute in un limbo burocratico fatto di ritardi, richieste di integrazioni pretestuose e ostacoli continui, con l’obiettivo di mettere sotto pressione economica il denunciante.
Un comportamento ritenuto vessatorio e attribuito a Santamaria, che avrebbe sfruttato la propria posizione per pretendere denaro. La situazione sarebbe degenerata fino alla richiesta esplicita dei 70mila euro necessari – secondo il funzionario – per “sbloccare” l’iter.
Durante la perquisizione domiciliare, oltre a diversi orologi di lusso stimati intorno ai 100mila euro, i carabinieri hanno scoperto un vero e proprio archivio di contanti: 157.400 euro in banconote da 50 e 100 euro, suddivise in mazzette da 5.000 euro, ciascuna inserita in buste di carta con annotazioni a penna e riferimenti a vari uffici comunali. In una busta è stato trovato anche un assegno. Tutto era custodito in due casseforti, la cui ubicazione è stata indicata dallo stesso Santamaria.
Gli inquirenti, in una nota, precisano che al momento i reati contestati riguardano esclusivamente la condotta personale del dirigente, senza alcun coinvolgimento di altri settori o dipendenti comunali. L’obiettivo dell’indagine – sottolineano – è stato quello di circoscrivere la responsabilità a un singolo comportamento illecito, senza che siano emersi collegamenti con la struttura amministrativa nel suo complesso.
Il procuratore D’Angelo ha commentato l’operazione ricordando che «la legalità non può essere delegata solo all’azione repressiva dello Stato: il vero argine al malaffare è il coraggio dei cittadini». Da qui l’appello della Procura a denunciare ogni forma di concussione, estorsione o pressione indebita, soprattutto alla luce del ritrovamento di somme così ingenti e prive di giustificazione.
Santamaria, subito dopo l’arresto, ha nominato come difensori gli avvocati Andrea De Longis e Antonio Di Santo. Nella mattinata di ieri i legali lo hanno incontrato in carcere: il dirigente si sarebbe informato soltanto sui tempi dell’interrogatorio di convalida davanti al Gip, che rappresenta il prossimo passaggio dell’inchiesta.
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Benevento, perquisizioni e denaro in casa: emergono nuovi dettagli sull’inchiesta Santamaria
Dalla tarda serata di lunedì si trova detenuto nel carcere di Capodimonte Gennaro Santamaria, 63 anni, dirigente di spicco del Comune di Benevento, ritenuto gravemente indiziato del reato di concussione. L’arresto è stato eseguito dai carabinieri del Reparto Investigativo dopo che il funzionario era stato sorpreso a incassare una tangente di 4.000 euro in un bar di via Napoli, nel rione Libertà. A consegnargli il denaro è stato un geometra titolare di uno studio tecnico, che aveva denunciato una richiesta complessiva di 70mila euro per sbloccare alcune pratiche edilizie.
Le banconote, preventivamente fotosegnalate dai militari, sono state consegnate sotto controllo. I carabinieri hanno atteso lo scambio all’interno del locale e, una volta che Santamaria è uscito dal bar, lo hanno fermato. Nella sua auto sono stati trovati appunti relativi a pratiche amministrative. Il dirigente è stato poi accompagnato nella caserma di via Meomartini, dove è rimasto fino a tarda sera.
Parallelamente sono scattate le perquisizioni nella sua abitazione e nei due uffici comunali in cui operava: quello principale a Palazzo Mosti e un secondo a viale Principe di Napoli. Tutte le fasi dell’operazione, compresi gli esiti delle perquisizioni – in particolare quella domiciliare – sono state riferite al magistrato Maria Colucci, titolare del fascicolo sin dalla denuncia del geometra, e al procuratore Nicola D’Angelo, che ha disposto la custodia cautelare in carcere.
L’indagine è partita proprio dalla denuncia dettagliata del professionista, amministratore di una società di progettazione, che da anni vedeva le proprie richieste di autorizzazioni edilizie inspiegabilmente bloccate. Secondo l’accusa, le pratiche sarebbero state trattenute in un limbo burocratico fatto di ritardi, richieste di integrazioni pretestuose e ostacoli continui, con l’obiettivo di mettere sotto pressione economica il denunciante.
Un comportamento ritenuto vessatorio e attribuito a Santamaria, che avrebbe sfruttato la propria posizione per pretendere denaro. La situazione sarebbe degenerata fino alla richiesta esplicita dei 70mila euro necessari – secondo il funzionario – per “sbloccare” l’iter.
Durante la perquisizione domiciliare, oltre a diversi orologi di lusso stimati intorno ai 100mila euro, i carabinieri hanno scoperto un vero e proprio archivio di contanti: 157.400 euro in banconote da 50 e 100 euro, suddivise in mazzette da 5.000 euro, ciascuna inserita in buste di carta con annotazioni a penna e riferimenti a vari uffici comunali. In una busta è stato trovato anche un assegno. Tutto era custodito in due casseforti, la cui ubicazione è stata indicata dallo stesso Santamaria.
Gli inquirenti, in una nota, precisano che al momento i reati contestati riguardano esclusivamente la condotta personale del dirigente, senza alcun coinvolgimento di altri settori o dipendenti comunali. L’obiettivo dell’indagine – sottolineano – è stato quello di circoscrivere la responsabilità a un singolo comportamento illecito, senza che siano emersi collegamenti con la struttura amministrativa nel suo complesso.
Il procuratore D’Angelo ha commentato l’operazione ricordando che «la legalità non può essere delegata solo all’azione repressiva dello Stato: il vero argine al malaffare è il coraggio dei cittadini». Da qui l’appello della Procura a denunciare ogni forma di concussione, estorsione o pressione indebita, soprattutto alla luce del ritrovamento di somme così ingenti e prive di giustificazione.
Santamaria, subito dopo l’arresto, ha nominato come difensori gli avvocati Andrea De Longis e Antonio Di Santo. Nella mattinata di ieri i legali lo hanno incontrato in carcere: il dirigente si sarebbe informato soltanto sui tempi dell’interrogatorio di convalida davanti al Gip, che rappresenta il prossimo passaggio dell’inchiesta.

