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31.08.2026 12:58
firma Redazione Vivere Montesarchio (montesarchio@vivere.it)

di Redazione Vivere Montesarchio
montesarchio@vivere.it

Aree interne, Carmine Nardone: «Meno abitanti non significa meno Italia». Dieci proposte per fermare lo spopolamento

Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa di Carmine Nardone, presidente di Futuridea, dedicata al futuro delle aree interne e dei piccoli comuni italiani.

Carmine Nardone, presidente di Futuridea, è una figura di lunga esperienza nel panorama istituzionale e culturale del Sannio. Laureato in Scienze agrarie e docente di Economia agraria, ha ricoperto per più legislature l'incarico di deputato, occupandosi in particolare di agricoltura, sviluppo rurale e politiche comunitarie. Dal 1998 al 2008 è stato presidente della Provincia di Benevento. Nel corso della sua attività ha inoltre approfondito i temi della sostenibilità, della biodiversità, dell'agricoltura e dello sviluppo dei territori.

Oggi, alla guida di Futuridea, Nardone continua a dedicare particolare attenzione alle prospettive delle aree interne e alle problematiche legate allo spopolamento, proponendo una riflessione che parte dalla necessità di superare una concezione dei territori basata esclusivamente sul numero degli abitanti.

Di seguito pubblichiamo integralmente la nota stampa.

Aree Interne, Nardone (Futuridea): “Meno abitanti non significa meno Italia. Serve una svolta. Ecco le mie 10 proposte per salvare i territori”

“Le aree interne stanno perdendo abitanti, giovani, servizi e futuro. Ma dobbiamo avere il coraggio di cambiare paradigma: lo spopolamento non significa che un territorio scompare”.

È il messaggio lanciato da Carmine Nardone, presidente di Futuridea, che rilancia con forza il tema del futuro dei piccoli comuni e delle aree interne italiane, proponendo dieci misure concrete per fermare il declino demografico, economico e sociale di territori che rappresentano una parte essenziale dell’identità e della ricchezza del Paese.

“Un paese può avere pochi abitanti e continuare ad avere montagne, boschi, strade, sorgenti, campagne, biodiversità e paesaggi da custodire. Quel territorio continua a produrre valore per tutta la collettività e non può essere trattato come se valesse meno solo perché ha meno abitanti”.

Da qui la proposta di una nuova politica nazionale per le aree interne.

Primo: cambiare i criteri dei trasferimenti pubblici.
“Non possono essere calcolati soltanto sulla base del numero degli abitanti. Serve una quota legata alla superficie territoriale, alla montuosità, alla distanza dai servizi e alla fragilità del territorio”.

Secondo: istituire un Fondo nazionale permanente per le aree interne.
“Non servono interventi occasionali, frammentati e spesso incapaci di produrre continuità. Serve una politica strutturale, con risorse certe e durature”.

Terzo: introdurre vantaggi fiscali per chi vive, lavora e investe nei piccoli comuni.
“Chi sceglie di restare e chi decide di investire in questi territori deve essere sostenuto concretamente”.

Quarto: cambiare le regole per la scuola.
“Pochi bambini non possono significare nessuna scuola. La scuola non è soltanto un servizio: è un presidio di comunità, un luogo intorno al quale un paese continua a vivere”.

Quinto: garantire sanità, trasporti e servizi essenziali anche dove gli abitanti sono pochi.
“Non può esistere un’Italia di serie A e una di serie B. La cittadinanza e i diritti non possono dipendere dal numero degli abitanti di un comune”.

Sesto: un grande programma nazionale ‘RESTO NELLE AREE INTERNE’.
“Casa, lavoro, formazione, credito e incentivi per i giovani che scelgono di restare. E per i giovani agricoltori dobbiamo avere un’ambizione ancora maggiore: ‘RESTO E COLTIVO’”.

Un programma che, secondo Nardone, deve mettere insieme terra, credito, formazione, innovazione e assistenza tecnica.

“Non semplici contributi a pioggia, ma un vero progetto di vita e di impresa. Se chiediamo ai giovani di restare, dobbiamo offrire loro la possibilità concreta di costruire qui il proprio futuro”.

Settimo: riconoscere economicamente il ruolo di chi custodisce il territorio.
“Chi mantiene boschi, acqua, paesaggio, biodiversità e territorio rende un servizio a tutta la collettività. La manutenzione della terra non è un’attività marginale: è una funzione fondamentale per la sicurezza e il futuro del Paese”.

Ottavo: costruire una nuova economia delle aree interne.
“Dobbiamo puntare su agricoltura di qualità, artigianato, turismo lento, energie rinnovabili, bioeconomia e lavoro digitale. Le aree interne non devono essere considerate territori da assistere, ma territori nei quali creare nuova ricchezza”.

Nono: fare dell’innovazione uno strumento di permanenza e attrazione.
“Il digitale può abbattere le distanze e consentire a nuove professioni, imprese e competenze di vivere anche nei piccoli comuni. Dobbiamo portare opportunità dove oggi esistono soprattutto distanze”.

Decimo: restituire alle aree interne rappresentanza politica e istituzionale.
“Non si può decidere il futuro di territori senza ascoltare la voce di chi li vive. Le comunità interne devono tornare ad avere peso nelle scelte nazionali e regionali”.

Per Carmine Nardone, la questione delle aree interne non può più essere relegata a una politica di compensazione.

“Le aree interne non chiedono assistenza. Chiedono giustizia territoriale. Chiedono di essere messe nelle condizioni di valorizzare ciò che hanno e di costruire ciò che ancora non hanno”.

E il punto, conclude il presidente di Futuridea, è soprattutto politico e culturale:

“Il futuro dell’Italia non può essere soltanto nelle grandi città. Meno abitanti non significa meno Italia. Significa che dobbiamo ripensare il modo con cui misuriamo il valore dei territori. E se vogliamo davvero che i giovani restino, dobbiamo finalmente dare loro una ragione per farlo: una casa, un lavoro, una scuola, servizi, terra, credito, innovazione e soprattutto la possibilità di immaginare qui il proprio futuro. Il destino delle aree interne non è una questione marginale - conclude Nardone. Il futuro delle aree interne è il futuro dell’Italia”.

Aprilo qui https://vivere.me/g4LB
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Aree interne, Carmine Nardone: «Meno abitanti non significa meno Italia». Dieci proposte per fermare lo spopolamento

Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa di Carmine Nardone, presidente di Futuridea, dedicata al futuro delle aree interne e dei piccoli comuni italiani.

Carmine Nardone, presidente di Futuridea, è una figura di lunga esperienza nel panorama istituzionale e culturale del Sannio. Laureato in Scienze agrarie e docente di Economia agraria, ha ricoperto per più legislature l'incarico di deputato, occupandosi in particolare di agricoltura, sviluppo rurale e politiche comunitarie. Dal 1998 al 2008 è stato presidente della Provincia di Benevento. Nel corso della sua attività ha inoltre approfondito i temi della sostenibilità, della biodiversità, dell'agricoltura e dello sviluppo dei territori.

Oggi, alla guida di Futuridea, Nardone continua a dedicare particolare attenzione alle prospettive delle aree interne e alle problematiche legate allo spopolamento, proponendo una riflessione che parte dalla necessità di superare una concezione dei territori basata esclusivamente sul numero degli abitanti.

Di seguito pubblichiamo integralmente la nota stampa.

Aree Interne, Nardone (Futuridea): “Meno abitanti non significa meno Italia. Serve una svolta. Ecco le mie 10 proposte per salvare i territori”

“Le aree interne stanno perdendo abitanti, giovani, servizi e futuro. Ma dobbiamo avere il coraggio di cambiare paradigma: lo spopolamento non significa che un territorio scompare”.

È il messaggio lanciato da Carmine Nardone, presidente di Futuridea, che rilancia con forza il tema del futuro dei piccoli comuni e delle aree interne italiane, proponendo dieci misure concrete per fermare il declino demografico, economico e sociale di territori che rappresentano una parte essenziale dell’identità e della ricchezza del Paese.

“Un paese può avere pochi abitanti e continuare ad avere montagne, boschi, strade, sorgenti, campagne, biodiversità e paesaggi da custodire. Quel territorio continua a produrre valore per tutta la collettività e non può essere trattato come se valesse meno solo perché ha meno abitanti”.

Da qui la proposta di una nuova politica nazionale per le aree interne.

Primo: cambiare i criteri dei trasferimenti pubblici.
“Non possono essere calcolati soltanto sulla base del numero degli abitanti. Serve una quota legata alla superficie territoriale, alla montuosità, alla distanza dai servizi e alla fragilità del territorio”.

Secondo: istituire un Fondo nazionale permanente per le aree interne.
“Non servono interventi occasionali, frammentati e spesso incapaci di produrre continuità. Serve una politica strutturale, con risorse certe e durature”.

Terzo: introdurre vantaggi fiscali per chi vive, lavora e investe nei piccoli comuni.
“Chi sceglie di restare e chi decide di investire in questi territori deve essere sostenuto concretamente”.

Quarto: cambiare le regole per la scuola.
“Pochi bambini non possono significare nessuna scuola. La scuola non è soltanto un servizio: è un presidio di comunità, un luogo intorno al quale un paese continua a vivere”.

Quinto: garantire sanità, trasporti e servizi essenziali anche dove gli abitanti sono pochi.
“Non può esistere un’Italia di serie A e una di serie B. La cittadinanza e i diritti non possono dipendere dal numero degli abitanti di un comune”.

Sesto: un grande programma nazionale ‘RESTO NELLE AREE INTERNE’.
“Casa, lavoro, formazione, credito e incentivi per i giovani che scelgono di restare. E per i giovani agricoltori dobbiamo avere un’ambizione ancora maggiore: ‘RESTO E COLTIVO’”.

Un programma che, secondo Nardone, deve mettere insieme terra, credito, formazione, innovazione e assistenza tecnica.

“Non semplici contributi a pioggia, ma un vero progetto di vita e di impresa. Se chiediamo ai giovani di restare, dobbiamo offrire loro la possibilità concreta di costruire qui il proprio futuro”.

Settimo: riconoscere economicamente il ruolo di chi custodisce il territorio.
“Chi mantiene boschi, acqua, paesaggio, biodiversità e territorio rende un servizio a tutta la collettività. La manutenzione della terra non è un’attività marginale: è una funzione fondamentale per la sicurezza e il futuro del Paese”.

Ottavo: costruire una nuova economia delle aree interne.
“Dobbiamo puntare su agricoltura di qualità, artigianato, turismo lento, energie rinnovabili, bioeconomia e lavoro digitale. Le aree interne non devono essere considerate territori da assistere, ma territori nei quali creare nuova ricchezza”.

Nono: fare dell’innovazione uno strumento di permanenza e attrazione.
“Il digitale può abbattere le distanze e consentire a nuove professioni, imprese e competenze di vivere anche nei piccoli comuni. Dobbiamo portare opportunità dove oggi esistono soprattutto distanze”.

Decimo: restituire alle aree interne rappresentanza politica e istituzionale.
“Non si può decidere il futuro di territori senza ascoltare la voce di chi li vive. Le comunità interne devono tornare ad avere peso nelle scelte nazionali e regionali”.

Per Carmine Nardone, la questione delle aree interne non può più essere relegata a una politica di compensazione.

“Le aree interne non chiedono assistenza. Chiedono giustizia territoriale. Chiedono di essere messe nelle condizioni di valorizzare ciò che hanno e di costruire ciò che ancora non hanno”.

E il punto, conclude il presidente di Futuridea, è soprattutto politico e culturale:

“Il futuro dell’Italia non può essere soltanto nelle grandi città. Meno abitanti non significa meno Italia. Significa che dobbiamo ripensare il modo con cui misuriamo il valore dei territori. E se vogliamo davvero che i giovani restino, dobbiamo finalmente dare loro una ragione per farlo: una casa, un lavoro, una scuola, servizi, terra, credito, innovazione e soprattutto la possibilità di immaginare qui il proprio futuro. Il destino delle aree interne non è una questione marginale - conclude Nardone. Il futuro delle aree interne è il futuro dell’Italia”.


Aree interne, Carmine Nardone: «Meno abitanti non significa meno Italia». Dieci proposte per fermare lo spopolamento
ATTUALITA'

Aree interne, Carmine Nardone: «Meno abitanti non significa meno Italia». Dieci proposte per fermare lo spopolamento

31.08.2026 12:58 5
comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa di Carmine Nardone, presidente di Futuridea, dedicata al futuro delle aree interne e dei piccoli comuni italiani.

Carmine Nardone, presidente di Futuridea, è una figura di lunga esperienza nel panorama istituzionale e culturale del Sannio. Laureato in Scienze agrarie e docente di Economia agraria, ha ricoperto per più legislature l'incarico di deputato, occupandosi in particolare di agricoltura, sviluppo rurale e politiche comunitarie. Dal 1998 al 2008 è stato presidente della Provincia di Benevento. Nel corso della sua attività ha inoltre approfondito i temi della sostenibilità, della biodiversità, dell'agricoltura e dello sviluppo dei territori.

Oggi, alla guida di Futuridea, Nardone continua a dedicare particolare attenzione alle prospettive delle aree interne e alle problematiche legate allo spopolamento, proponendo una riflessione che parte dalla necessità di superare una concezione dei territori basata esclusivamente sul numero degli abitanti.

Di seguito pubblichiamo integralmente la nota stampa.

Aree Interne, Nardone (Futuridea): “Meno abitanti non significa meno Italia. Serve una svolta. Ecco le mie 10 proposte per salvare i territori”

“Le aree interne stanno perdendo abitanti, giovani, servizi e futuro. Ma dobbiamo avere il coraggio di cambiare paradigma: lo spopolamento non significa che un territorio scompare”.

È il messaggio lanciato da Carmine Nardone, presidente di Futuridea, che rilancia con forza il tema del futuro dei piccoli comuni e delle aree interne italiane, proponendo dieci misure concrete per fermare il declino demografico, economico e sociale di territori che rappresentano una parte essenziale dell’identità e della ricchezza del Paese.

“Un paese può avere pochi abitanti e continuare ad avere montagne, boschi, strade, sorgenti, campagne, biodiversità e paesaggi da custodire. Quel territorio continua a produrre valore per tutta la collettività e non può essere trattato come se valesse meno solo perché ha meno abitanti”.

Da qui la proposta di una nuova politica nazionale per le aree interne.

Primo: cambiare i criteri dei trasferimenti pubblici.
“Non possono essere calcolati soltanto sulla base del numero degli abitanti. Serve una quota legata alla superficie territoriale, alla montuosità, alla distanza dai servizi e alla fragilità del territorio”.

Secondo: istituire un Fondo nazionale permanente per le aree interne.
“Non servono interventi occasionali, frammentati e spesso incapaci di produrre continuità. Serve una politica strutturale, con risorse certe e durature”.

Terzo: introdurre vantaggi fiscali per chi vive, lavora e investe nei piccoli comuni.
“Chi sceglie di restare e chi decide di investire in questi territori deve essere sostenuto concretamente”.

Quarto: cambiare le regole per la scuola.
“Pochi bambini non possono significare nessuna scuola. La scuola non è soltanto un servizio: è un presidio di comunità, un luogo intorno al quale un paese continua a vivere”.

Quinto: garantire sanità, trasporti e servizi essenziali anche dove gli abitanti sono pochi.
“Non può esistere un’Italia di serie A e una di serie B. La cittadinanza e i diritti non possono dipendere dal numero degli abitanti di un comune”.

Sesto: un grande programma nazionale ‘RESTO NELLE AREE INTERNE’.
“Casa, lavoro, formazione, credito e incentivi per i giovani che scelgono di restare. E per i giovani agricoltori dobbiamo avere un’ambizione ancora maggiore: ‘RESTO E COLTIVO’”.

Un programma che, secondo Nardone, deve mettere insieme terra, credito, formazione, innovazione e assistenza tecnica.

“Non semplici contributi a pioggia, ma un vero progetto di vita e di impresa. Se chiediamo ai giovani di restare, dobbiamo offrire loro la possibilità concreta di costruire qui il proprio futuro”.

Settimo: riconoscere economicamente il ruolo di chi custodisce il territorio.
“Chi mantiene boschi, acqua, paesaggio, biodiversità e territorio rende un servizio a tutta la collettività. La manutenzione della terra non è un’attività marginale: è una funzione fondamentale per la sicurezza e il futuro del Paese”.

Ottavo: costruire una nuova economia delle aree interne.
“Dobbiamo puntare su agricoltura di qualità, artigianato, turismo lento, energie rinnovabili, bioeconomia e lavoro digitale. Le aree interne non devono essere considerate territori da assistere, ma territori nei quali creare nuova ricchezza”.

Nono: fare dell’innovazione uno strumento di permanenza e attrazione.
“Il digitale può abbattere le distanze e consentire a nuove professioni, imprese e competenze di vivere anche nei piccoli comuni. Dobbiamo portare opportunità dove oggi esistono soprattutto distanze”.

Decimo: restituire alle aree interne rappresentanza politica e istituzionale.
“Non si può decidere il futuro di territori senza ascoltare la voce di chi li vive. Le comunità interne devono tornare ad avere peso nelle scelte nazionali e regionali”.

Per Carmine Nardone, la questione delle aree interne non può più essere relegata a una politica di compensazione.

“Le aree interne non chiedono assistenza. Chiedono giustizia territoriale. Chiedono di essere messe nelle condizioni di valorizzare ciò che hanno e di costruire ciò che ancora non hanno”.

E il punto, conclude il presidente di Futuridea, è soprattutto politico e culturale:

“Il futuro dell’Italia non può essere soltanto nelle grandi città. Meno abitanti non significa meno Italia. Significa che dobbiamo ripensare il modo con cui misuriamo il valore dei territori. E se vogliamo davvero che i giovani restino, dobbiamo finalmente dare loro una ragione per farlo: una casa, un lavoro, una scuola, servizi, terra, credito, innovazione e soprattutto la possibilità di immaginare qui il proprio futuro. Il destino delle aree interne non è una questione marginale - conclude Nardone. Il futuro delle aree interne è il futuro dell’Italia”.

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